You are currently viewing Come è cambiata l’ospitalità? La parola a Maurizio Faroldi – seconda parte
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Nella prima parte abbiamo chiarito quali cambiamenti si sono verificati nei vari aspetti dell’ospitalità, come la ristorazione, i servizi esterni o ancillari.

In questa puntata affronteremo i probabili cambiamenti nel settore MICE e nel settore della distribuzione. 

Il settore MICE è in grande trasformazione: Quali sono gli interventi possibili nel breve periodo?
Come vedi il settore dopo la pandemia ma soprattutto quali eventi rimarranno in futuro?

Purtroppo questo sarà il settore che si riprenderà più lentamente e si prevede un 2021 ancora “annus horribilis”. 

Nell’attesa di una rinnovata domanda di attività MICE, e qualora le aziende posseggano risorse finanziarie per attuare investimenti, sarà vincente chi si doterà di AMBIENTI che offrano sia tecnologia di connessione ai massimi livelli, che interconnessione per video conferenze multiple. Così come si possa stupire offrendo esperienze multimediali di forte impatto ed immersione a 360°. 

Essenziale poi la formazione continua rivolta agli operatori di questo ambito che saranno sempre meno compilatori di mere offerte economiche e sempre più empatici, attenti e creativi consulenti dei Clienti che affideranno a Loro il miglior esito auspicabile del loro evento.

Sarà avvantaggiato chi potrà offrire spazi sempre più ampi, luminosi e arieggiati che possano essere allestiti con agio e comodità; e chi inventerà nuove formule di utilizzo di servizi tradizionali quali il “coffee break” ad esempio, arricchendo un momento di inaspettato relax e chiamandolo “short massage-break “. 

In definitiva la grande sfida di chi si occupa di MICE si giocherà nella progettazione singolare e specifica, nella proposta di tecnologia sempre più pervasiva, nella conoscenza delle potenzialità del territorio.

 Vincerà chi saprà coniugare Ospitalità ed Accoglienza.

Parlando invece di distribuzione, di OTA e di metodi di prenotazione: 
Quali sono i cambiamenti che rimarranno dopo l’emergenza?
Le OTA riprenderanno il loro spazio?
Sarà mantenuta l’abitudine della prenotazione diretta telefonica dell’ultimo minuto?

Le OTA, ovvero gli intermediari distributivi di vendita dei servizi alberghieri, hanno subito al pari degli alberghi e al comparto turismo in generale, una drammatica compressione dei fatturati e stanno affrontando un ridimensionamento delle risorse e attività.

E questo a fronte di una rinata capacità degli Hotel di bilanciare i canali di vendita, incrementando i rapporti diretti con l’acquirente. 

Quanto raggiunto prima della pandemia con un ruolo pervasivo e quasi monopolizzante sarà ripreso e mantenuto dalle OTA ma a macchia di leopardo. 

Nel caso che proposta di intermediazione sia a favore di destinazioni “leisure” stagionali o che la realtà imprenditoriale sia di dimensioni contenute con ridotte risorse da impiegare nel reparto sales&marketing, è molto probabile il ritorno alle dinamiche di relazione commerciale e lo stesso conosciuto “abbraccio mortale”. 

Nel caso in cui la intermediazione sia svolta su destinazioni più complesse, ad esempio città d’arte o destinazione “bleisure” andremo incontro alla opportunità più rara che unica, di riprendere in mano la cloche dei comandi della vendita diretta dei servizi, emarginando considerevolmente la intermediazione. 

Questa opportunità è certamente da cogliere al volo, al fine di ricostruire il rapporto diretto con il singolo cliente, o con la singola azienda, riportando in Hotel uno dei suoi valori fondanti di esistenza: la cura delle relazioni e restituendo maggior profitto ad ogni azione commerciale intrapresa. 

Riallacciare rapporti vocali con gli Ospiti, non personalizzati da contatti esclusivamente informatici o virtuali, sarà prezioso balsamo da spalmare sulle relazioni interpersonali, e restituirà il valore fondante e primogenito alla base della offerta dei servizi alberghieri: la fiducia nell’acquisto

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