You are currently viewing Ospitalità e lusso, la visione di Giacinto (Gino) Marchionna – prima parte
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Come sta cambiando il mondo del luxury? Ne parliamo con Gino Marchionna, Consulente in revenue management e marketing per hotel e destinazioni.
Iniziamo parlando del settore luxury. Come è mutato il mondo dell’hotellerie di lusso a seguito dell’anno appena trascorso? Rispetto al resto del comparto, il contraccolpo economico è stato superiore o inferiore?
Il mondo dell’hotellerie di lusso è certamente cambiato o, meglio, si è adeguato con tempestività e  professionalità a tutto quello che la pandemia ha richiesto, in linea con le aspettative e le esigenze della clientela haute de gamme. Questo però non è bastato. Il settore luxury, avendo clientela maggiormente internazionale, ha subìto un contraccolpo economico superiore rispetto al resto del comparto. È una questione di numeri: non è plausibile avere una offerta di lusso orientata prettamente al turismo nazionale ma è anche vero che, sull’esperienza dell’estate 2020, non appena si potrà viaggiare, la qualità sarà premiata e questo comparto avrà i numeri ed il ruolo che merita.
Il paradigma del “lusso” è cambiato a seguito della pandemia? Come si rapportano i viaggiatori con il lusso e come il settore del lusso si rapporta con i propri clienti?
La risposta è affermativa. Con la ripresa, il mercato non sarà più quello pre 2020. I nuovi fruitori del lusso saranno più responsabili, più attenti nella scelta di prodotti locali, probabilmente acquisteranno di più online, privilegeranno le esperienze al possesso materiale. Anche il settore del lusso dovrà rapportarsi diversamente con i viaggiatori. Negli ultimi anni, con il concetto di “mass marketing of luxury” i players del settore del lusso si sono orientati sempre di più verso il ceto medio. Questo, dopo la crisi economica, sanitaria e sociale, non disporrà delle stesse risorse di prima per cui sarà fondamentale puntare alle classi che non hanno visto diminuire la loro capacità di spesa. 
Comunicare il lusso. Spesso ci accorgiamo che alcuni settori non risentono degli sconvolgimenti, come fossero protetti da un guscio inattaccabile. Ne è esempio la crescita di questi settori che superano qualunque cataclisma economico. È così anche in questo caso? O il diretto coinvolgimento della saluta pubblica ha cambiato questo scenario? 
La crisi sanitaria ha cambiato anche il mondo della comunicazione. Siamo passati ad un linguaggio più sottovoce, meno “commerciale”, più timoroso e più rispettoso della sfera personale, non invasivo, sotto certi aspetti più “educato”. Ecco la pandemia ha anche risvolti positivi.
La ricerca di destinazioni turistiche meno affollate è oggi una necessità. Come possono, le seconde mete, consolidare questo trend e valorizzare la propria offerta turistica? Possiamo “rubare” qualche strategia tipica del luxury per comunicare meglio l’esclusività e l’unicità di una meta minore?
Le parole magiche sono motivazione e segmentazione. Lavorare sulla motivazione di viaggio con offerte personalizzate per pubblici ben definiti. Sarò banale ma una destinazione minore non può piacere a tutti e saranno vincenti le destinazioni che faranno leva sul perché scegliere una destinazione anziché un’altra.

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