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In questa seconda parte dell’intervista, la ripartenza secondo Valerio Duchini. Strategia, passione, incrollabile fiducia nel proprio team e nel “Prodotto Italia”: approfondiamo insieme.

La chiarezza circa la vostra Mission è sicuramente un tema fondamentale, un vostro punto di forza, nonché una caratteristica che spesso manca nella gestione alberghiera all’italiana. Al netto della vostra peculiarità, che tipo di scenari prospetta per il 2021? Ci fornisca il suo punto di vista sul mercato interno e su quello estero mitteleuropeo, anche a lunga distanza.

Se mi posso permettere, faccio un passo indietro. Esistono due modi per affrontare un problema: fissarsi sulle difficoltà – e restare immobili – o analizzare le criticità e pensare a una soluzione.

Io scelgo la seconda via: già dal primo lockdown ho voluto considerare il problema “solamente” come un rallentamento.

Un rallentamento che può diventare un’opportunità, soprattutto dal punto di vista di sviluppo. Quello che ho chiesto al mio Team Sviluppo, per esempio, è di avere un’accelerazione molto forte, ancora più importante rispetto a prima. Ho rallentato nel 2020 solo perché non aveva senso aprire nuove strutture; tutte le altre, però, sono state aperte quest’anno. 

Questo per rispondere alla sua domanda: nel 2021 l’accelerazione ci sarà. Il mercato, soprattutto in questi mesi, inizierà a riprendere. In che modo? Noi stiamo lavorando tantissimo con gli italiani, circa l’80% del totale; il restante 20% è composto da europei. Vediamo, però, già segnali di ripresa: l’intenzione forte di tornare a viaggiare in Italia c’è, sia per il settore business che per il lesure.

Non dimentichiamoci, infine, che l’Italia detiene il 78% del patrimonio culturale mondiale: un Paese come il nostro, al mondo, non c’è; potremmo raggiungere il 30 % del Pil solo con il turismo.

Tornando a noi, nel futuro vedo sostanzialmente un ritorno alla normalità, già dal 2022. Ci sarà sicuramente una linea crescente: dopo il passaporto vaccinale e il green pass, la gente è nuovamente pronta a viaggiare. Le persone si vogliono incontrare, anche fisicamente; sul fronte lavoro le video call non sono sufficienti. Ritorneranno le fiere, ritornerà la normalità nel viaggiare.

Dal punto di vista B&B ho lanciato una nuova formula che si chiama “Welcome Back”, con delle tariffe apposite dedicate alla riapertura. I nostri dati non mentono: tornerà l’italiano, tornerà lo straniero, tornerà l’affarista americano; non dimentichiamo che l’Italia è un punto focale per i viaggi.

Lei interpreta esattamente lo spirito da incarnare: crede fortemente nel prodotto, nella motivazione del personale, nell’azienda, nel Paese. L’ultima domanda è aperta; ci farebbe piacere che dicesse qualcosa al nostro pubblico, composto fondamentalmente da albergatori. Dedichi un’ultima riflessione a chi, in questo momento, ha ancora dei dubbi sulla riapertura. 

Agli amici albergatori e colleghi direi soprattutto due cose.

Con il problema del Covid i bisogni del cliente sono cambiati: bisogna riaprire, stando attenti alla sicurezza da una parte e alla flessibilità dall’altra.

Il nostro è un lavoro di sacrifici, 365 giorni all’anno, ventiquattro ore su ventiquattro. Solo con la passione – che deve essere trasmessa anche ai propri dipendenti – si riesce a riaprire.

Direi, infine, di non avere paura, assolutamente, e di trovare la soluzione giusta per il proprio modello di business, capendo e analizzando fino in fondo le necessità dei clienti.

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