You are currently viewing Sostenibilità e settore turistico: un connubio vincente – seconda parte
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Continua la nostra interessantissima chiacchierata con Elena Stoppioni, Presidente di Save The Planet Onlus. Oggi ci concentreremo sul delicato rapporto tra comparto turistico e supporto governativo, tra incentivi, collaborazioni ministeriali e nuove opportunità per il Bel paese.

L’impatto ambientale delle strutture ricettive potrebbe essere ridotto, in maniera considerevole, focalizzandosi sulla riqualificazione architettonica ed energetica degli edifici. Come ci si sta muovendo in tal senso? Gli incentivi governativi si stanno rivelando adeguati? Quali sono gli standard a cui tutte le strutture, vecchie e nuove, dovrebbero puntare?

Se per incentivi governativi intendiamo il credito d’imposta del 65% (su un tetto massimo di spese pari a 200mila euro) per la riqualificazione alberghiera, il mio personalissimo parere è che non ha ancora innescato un volano positivo grande quanto il suo potenziale. Anche perché non scordiamoci che il comparto è stato letteralmente piegato dalla pandemia, e molti albergatori più che ristrutturare hanno dovuto far fronte ad operazioni straordinarie volte alla mera sopravvivenza. Il tema andrebbe inserito in un discorso più ampio, rivolto all’intera filiera dell’edilizia e del real estate, che da sole se sposassero i concetti basilari di sviluppo sostenibile potrebbero cambiare la faccia del nostro paese, e creare un volano grandioso di attrattività verso l’interno e verso l’estero. Ma anche per questo serve dialogo, condivisione e creazione di filiere virtuose: gli imprenditori italiani sono geniali, ma poco propensi al lavoro di squadra (per ora).

La tecnologia intanto ha fatto passi da gigante: oggi progettare una ristrutturazione affinché la struttura ricettiva diventi Carbon Neutral è possibile, mentre solo pochi anni fa sembrava pura fantascienza. Chi raccoglierà la sfida? Noi facciamo la nostra parte, e ci mettiamo a disposizione di chi questa sfida vuole approfondirla.

Allarghiamo l’orizzonte e parliamo di Recovery Plan. A suo giudizio, le nuove misure per il rilancio del settore turistico permetteranno uno sviluppo del comparto in chiave di sostenibilità e tutela dei territori? Dove ravvede le maggiori criticità?

Proprio in queste ore il Governo Draghi sta lavorando alacremente al Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza, strumento che dovrebbe far accedere l’Italia ai fondi del Next Generation EU. Un’occasione come mai si era presentata in termini di risorse a disposizione per realizzare una vera transizione ecologica. Confidiamo soprattutto nel Ministro Giovannini, che ha ben presenti gli obiettivi dell’agenda 2030 Onu, e nel Ministro Cingolani, che nel suo ultimo intervento pubblico ha affermato: “la transizione ecologica significa partire da un punto A (locale) per arrivare ad un punto B (globale)”. È assolutamente vero: serve prendere coscienza del punto A dell’Italia attraverso la misurabilità degli impatti e la previsione realistica degli obiettivi, per evitare che le risorse vengano sperperate in azioni di solo greenwashing. Da sempre noi sosteniamo che se verranno utilizzate correttamente le tecnologie, le professionalità e le certificazioni ambientali, con negli occhi il bene comune, allora potremo dare una vera svolta sostenibile. E combattere le minacce future, perché non scordiamoci che le pandemie si combattono solo con l’ecologia.

Ministero del Turismo e Ministero della Transizione Ecologica dovrebbero dialogare costantemente. A suo avviso, lo scambio tra le due istituzioni sta funzionando? Dove si dovrebbe migliorare?

Viviamo un mondo talmente interconnesso che senza dialogo tutto rimane lettera morta. Alziamo ulteriormente la sfida: le istituzioni, le imprese e il terzo settore (quello del no profit), dovrebbero costantemente cercarsi e lavorare insieme, perché solo da questa triangolazione si può ottenere il miglioramento effettivo della società. Non scordiamoci che lo sviluppo sostenibile è formato da tre aspetti: ecologia, economia e comunità di persone. Se uno di questi fattori rimarrà indietro, la transizione ecologica sarà mero giardinaggio o (peggio) campagne di comunicazione sempre più green e sempre meno efficaci. Invece il vero obiettivo è – per la nostra generazione – lasciare il mondo migliore di come l’abbiamo trovato: non solo perché lo dobbiamo ai nostri figli e alle generazioni future, ma perché in questo sta la vera realizzazione dell’uomo attraverso la creazione di valore.

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